Un collega chiedeva copia degli atti contenuti nel fascicolo ma ne riceveva solo alcuni e oltre il tempo utile per studiare la pratica in vista dell’udienza fissata. Per tale motivo, in aula, chiedeva al giudice un rinvio per consentirgli di preparare un’adeguata difesa del suo cliente, ma la sua richiesta veniva respinta. Sul punto, è intervenuta la Corte di Cassazione dichiarando la nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa.
Il diritto di difesa
Il diritto di difesa rientra tra i diritti fondamentali dell’uomo. L’articolo 24 della Costituzione stabilisce che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Detto in altri termini, il diritto di difesa consente al soggetto coinvolto in un procedimento giudiziario di far valere le proprie ragioni, attraverso l’assistenza di un difensore qualificato. In quanto diritto fondamentale ed inviolabile, non può essere oggetto di rinuncia.
Proprio in considerazione dell’altissimo valore del diritto di difesa, lo Stato assicura i mezzi ai soggetti non abbienti per poter agire e difendersi in giudizio attraverso l’istituto del gratuito patrocinio.
Il diritto di difesa nel processo penale
In sede di processo penale, il diritto di difesa compete all’imputato, ovvero il soggetto nei cui confronti è stata esercitata l’azione penale.
Potremmo scomporre il diritto di difesa in sue sottocategorie: l’autodifesa e la difesa tecnica. La prima attiene a quell’insieme di attività che l’imputato può compiere personalmente. Tra queste potremmo citare il diritto di rimanere in silenzio e di non collaborare con l’autorità giudiziaria. È evidente che presupposto imprescindibile per l’esercizio dell’autodifesa sia la conoscenza e la comprensibilità di quanto avviene in sede processuale (per tale motivo, ad esempio, è previsto il diritto all’interprete per chi non parli o comprenda la lingua italiana).
La difesa tecnica, invece, attiene al lavoro che può essere svolto esclusivamente da un difensore qualificato. Si parla, in quest’ultimo caso, di difesa tecnica proprio perché l’espletamento di alcune attività processuali richiede una preparazione professionale specifica, che normalmente il cittadino medio non possiede. Proprio per questo, l’assistenza di un difensore qualificato è obbligatoria; ove l’imputato non provveda a nominare un difensore di fiducia, il Tribunale gliene assegnerà uno d’ufficio.
La sentenza della Corte di Cassazione
La Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso proposto dal collega al quale veniva negato il rinvio dal giudice di secondo grado, “atteso che il difensore del ricorrente aveva cercato un concreto e costante contatto con la cancelleria, mediante comunicazioni formali a mezzo pec, al fine di ottenere la documentazione relativa al procedimento per il quale gli era stato conferito mandato durante la fase di appello, con specifico riferimento alla sentenza di primo grado ed all’atto di appello”. La cancelleria, viceversa, rispondeva alla richiesta copie soltanto a ridosso dell’udienza, trasmettendo peraltro una documentazione soltanto parziale.
La Cassazione rilevava, inoltre, che “La Corte di appello non ha preso in considerazione tali rilevanti elementi, così violando il diritto di difesa del ricorrente, oltre che il diritto dello stesso di accedere pienamente agli atti del procedimento a suo carico. In altri termini, è stato violato il diritto al pieno contraddittorio tra le parti, così risultando pregiudicata la possibilità di una ragionata determinazione al fine di una efficace difesa”.
Per tali motivi, in conclusione, la sentenza del giudice d’appello veniva annullata senza rinvio.
Considerazioni brevi sulla sentenza
La difesa costituisce oltre che un diritto della parte privata, anche una condizione fondamentale di regolarità del processo.
Come anticipato, la conoscenza è un presupposto imprescindibile per l’esercizio di una difesa efficace, anche con riferimento all’attività svolta dal difensore che deve essere messo nelle condizioni di poter studiare la pratica affidatagli. Nel caso in analisi, il diritto di difesa è risultato gravemente compresso: la difesa non solo non ha potuto estrarre copia degli atti, ma non ha neanche potuto esaminare gli atti presenti al fascicolo dibattimentale (in quanto già consegnato al giudice in vista dell’udienza), non risultando conseguentemente in grado di interloquire sul materiale probatorio. Lo studio della pratica rappresenta un passaggio fondamentale e molto delicato nella preparazione della linea difensiva.
Correttamente, dunque, la Cassazione ha ritenuto violato il diritto al pieno contraddittorio tra le parti, con grave pregiudizio per una ragionata risoluzione, ai fini della costruzione di una difesa efficace. Le norme a tutela del diritto di difesa, peraltro, sono fissate a pena di nullità.
Le mie conclusioni
L’importanza del diritto di difesa, soprattutto in ambito penale, viene purtroppo sovente svilita o sottostimata, soprattutto da quanti percepiscono il suo esercizio come un ostacolo all’accertamento della verità. Troppo spesso, infatti, si assiste alla “condanna sociale” degli avvocati, accompagnata dalla tendenza a “incriminare” il rapporto difensore-imputato.
Ciò che, al contrario, bisognerebbe cercare di comprendere è che il diritto di difesa non rappresenta una minaccia per la società, che non costituisce un mezzo subdolo per depistare le indagini di verifica di quanto realmente accaduto o l’escamotage per sottrarsi alle proprie responsabilità.
La supremazia del diritto di difesa ed il suo valore vanno ricercati nella sua natura di libertà inviolabile, intesa quale possibilità di dar voce alle proprie ragioni (condivisibili o meno) e nella garanzia di una corretta applicazione delle leggi e delle garanzie processuali. L’effettività di queste garanzie rappresenta un aspetto-base di uno Stato che voglia definirsi Stato di diritto.
Personalmente ritengo che l’aspettativa sociale alla “giustizia” di fronte a fatti che non sempre possono essere compresi a livello morale non può trovare realizzazione nella compressione del diritto di difesa, ma piuttosto dovrebbe trovare un riscontro a livello legislativo, magari anche attraverso l’introduzione di normative più severe nella regolamentazione di alcuni aspetti connessi alla gestione del reato.
Per ulteriori informazioni o per richiedere un incontro conoscitivo gratuito, contattare l’avvocato Menenti (Avvocato Penalista Roma).
