Nelle settimane scorse, il revenge porn è purtroppo tornato ad essere protagonista delle prime pagine di tutti i più importanti giornali. A creare indignazione è stata la scoperta di alcuni spazi online dove venivano diffuse foto intime di donne per lo più ignare e non consenzienti. La situazione è esplosa soltanto adesso, ma sembrerebbe che queste pagine social e siti web esistessero e venissero segnalati già da qualche anno.
I due casi di Revenge porn
In particolare, parliamo del gruppo Facebook “Mia moglie”, dove alcuni uomini condividevano in rete le immagini delle loro compagne inconsapevoli, per commentarle con gli altri utenti del web. Sotto a questi post, si potevano leggere commenti sessisti e gravemente offensivi che, in alcuni casi, si spingevano addirittura all’istigazione di reati quali la violenza sessuale. La pagina, che vantava di oltre 30 mila iscritti, è stata chiusa da Meta, successivamente ad una serie di segnalazioni.
Il secondo fenomeno è quello del sito web “phica.eu”, ove venivano condivise immagini fotografiche e video, anche di personaggi noti, rubate dal web e manipolate per renderle a contenuto sessualmente esplicito. Anche in questo caso, le immagini risultavano accompagnate da improperi di vario genere e incitamenti alla violenza.
La polizia postale, ad oggi, sembrerebbe aver ricevuto oltre 3.000 denunce.
Brevi cenni sul Revenge porn
Il Revenge porn è un reato previsto e punito dall’articolo 612 ter del codice penale. Consiste nell’invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione, da parte di chi li ha realizzati o comunque sottratti, e senza il consenso della persona cui si riferiscono, di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati.
Il termine “revenge” in inglese significa vendetta; questo reato, infatti, nasceva nel contesto di relazioni finite, ove la condivisione con terzi avveniva, appunto, a scopo punitivo, per vendicarsi dell’ex partner che aveva posto fine alla relazione.
Oggi, i confini di questo fenomeno si sono espansi in maniera preoccupante, con conseguenze particolarmente gravi, anche a livello psicologico, per le persone che subiscono questi abusi.
Come tutelarsi dal Revenge porn
In questi casi, la prevenzione è sempre l’arma migliore: prestare una particolare attenzione a cosa si condivide con gli altri può porci al riparo da evenienze spiacevoli. Purtroppo, però, complice anche il progresso tecnologico, non è sempre possibile prevenire tutte le condotte dannose e lesive.
Vediamo, quindi, come è possibile difendersi una volta che i nostri dati siano già in rete, contro la nostra volontà:
- Attivare dei sistemi di alert per parole chiave che ci avvisano se il nostro nome o cognome è finito online. Funziona soltanto sui siti indicizzati dai motori di ricerca (no, ad esempio, sui gruppi facebook o su piattaforme come Telegram);
- Utilizzare strumenti di ricerca fotografica, per verificare se il nostro volto è stato impiegato sul web contro la nostra volontà. Anche in questo caso, il meccanismo funziona soltanto su siti indicizzati dai motori di ricerca;
- Rivolgersi all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Già dal 2021 è attivo un modulo online per contrastare il fenomeno del revenge porn. La richiesta viene lavorata in 48h. All’esito, il Garante per la Privacy può ordinare alla piattaforma di bloccare la circolazione del materiale illecito;
- Fare una segnalazione online alla Polizia Postale;
- Sporgere una denuncia-querela.
Il mio consiglio
Considerata la facilità con cui, oggi, i nostri dati possono essere impiegati contro la nostra volontà e a nostra insaputa, il mio suggerimento è quello di utilizzare tutti gli strumenti di tutela a nostra disposizione.
Laddove, sfortunatamente, dovessimo rimanere vittima di abusi di questo tipo, è importante intervenire immediatamente per arginare le conseguenze dannose, bloccando la diffusione ulteriore dei nostri contenuti privati.
Risulta, dunque, fondamentale rivolgersi a professionisti esperti della materia, che possano guidare nell’individuare la strategia di tutela più rapida ed efficace.
Per ulteriori informazioni o per richiedere un incontro conoscitivo gratuito, contattare l’avvocato Menenti (Avvocato Penalista Roma).
