Il 14 giugno scorso, Matteo Di Pietro, alla guida di un Suv Lamborghini, cagionò un gravissimo incidente stradale, in cui perse la vita Manuel Proietti, un bambino di soli 5 anni. Il ragazzo, titolare di un canale Youtube, è stato processato per omicidio stradale aggravato e lesioni. Di pochi giorni fa la notizia della chiusura del processo mediante patteggiamento, con applicazione della pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione.Tale condanna, insieme al fatto che il ragazzo presumibilmente eviterà il carcere, ha suscitato accese polemiche.
Cos’è il patteggiamento?
Il patteggiamento, o applicazione della pena su richiesta delle parti, rientra tra i procedimenti alternativi al rito ordinario ed è disciplinato dagli articoli 444 e seguenti del codice di procedura penale. Questo strumento consente all’imputato di raggiungere un accordo con la Procura circa l’entità della pena da scontare. Tale accordo dovrà, poi, essere valutato ed accettato dal giudice procedente, che rimane l’unico organo deputato alla determinazione in concreto della pena.
La scelta del patteggiamento presuppone, quindi, una rinuncia da parte dell’imputato a contestare l’accusa; in cambio, l’imputato potrà beneficiare dello sconto fino a un terzo sulla pena.
Il patteggiamento di Matteo Di Pietro
Nel caso che ci riguarda, pare che il calcolo che ha condotto alla determinazione finale della pena sia partito dal massimo edittale, ovvero dieci anni. L’omicidio stradale contestato allo Youtuber, infatti, è di tipo aggravato, in considerazione del (elevato) superamento dei limiti di velocità. In questi casi, il codice penale prevede che l’autore del fatto di reato sia punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Partendo da tale base, sono state applicate le varie diminuzioni previste dalla legge: oltre allo sconto che abbiamo visto essere previsto per la scelta del rito del patteggiamento, pare che siano stati valutati favorevolmente sia il comportamento processuale dell’imputato che quello tenuto nell’immediatezza dei fatti. Il Di Pietro, infatti, si sarebbe subito attivato per chiamare i soccorsi e, successivamente, avrebbe mostrato un effettivo pentimento, scusandosi con i parenti della vittima.
Ricapitolando, da una base di 10 anni di reclusione (massimo della pena), applicati i vari sconti sulla stessa, si è pervenuti alla determinazione della sanzione da applicare in concreto, ovvero quella che il Di Pietro dovrà effettivamente scontare, pari ad anni 4 e mesi 4 di reclusione.
Perché lo Youtuber non andrà in carcere
La notizia che, nonostante la morte di un bambino di 5 anni, lo Youtuber non andrà in carcere ha sconvolto i più. Cerchiamo, allora, di approfondirne le motivazioni.
Il Di Pietro, prima della conclusione del processo, aveva già scontato in via cautelare sei mesi di arresti domiciliari. Questo periodo, il così detto “pre-sofferto”, è andato ad abbattere la soglia della pena residua da espiare. Detto altrimenti, dalla condanna di 4 anni e 4 mesi sono stati sottratti, come previsto per legge, i sei mesi di pre-sofferto, determinando così una pena residua (ovvero ancora da scontare) pari ad anni 3 e mesi 10 di reclusione.
Perché questo aspetto è rilevante ai fini del carcere? Perché è proprio sulla pena residua, quindi quella ancora da scontare (e non su quella originariamente inflitta), che si fondano le valutazioni sulla possibilità o meno di accedere a modalità alternative alla detenzione carcere. Il fatto che la pena ancora da scontare sia scesa sotto la soglia dei quattro anni ha aperto le porte alla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. Come anticipato, si tratta di una misura alternativa alla detenzione, prevista dalla legge sull’ordinamento penitenziario, che consiste nell’affidare il condannato ad un servizio sociale esterno all’istituto carcerario per un periodo pari a quello della pena da scontare. Durante questo periodo, il condannato è tenuto a rispettare tutte le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria, pena la revoca del beneficio concesso.
Conclusioni
In definitiva, Matteo Di Pietro potrà presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza per essere affidato in prova ai servizi sociali, in luogo della detenzione carceraria. Quest’istanza dovrà poi essere valutata e accettata dal suddetto organo giudiziario; in caso di esito positivo, lo Youtuber riuscirà ad evitare il carcere.
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