L’estate si avvicina e molti iniziano a pensare a dove andare in vacanza. Per chi ha riportato delle condanne penali, tuttavia, partire per un viaggio potrebbe non essere così scontato. In particolare, talvolta accade che i pubblici uffici neghino il rilascio del passaporto o della carta d’identità valida per l’espatrio. Cerchiamo di capire il perché.
Cosa dice la legge?
La legge 21 novembre 1967 n. 1185, recante norme sui passaporti, all’articolo 3 individua alcune categorie di persone che non possono ottenere il passaporto. Tra gli altri, “coloro che debbano espiare una pena restrittiva della libertà personale o soddisfare una multa o ammenda”. Detto altrimenti, fino a quando il condannato non avrà scontato tutta la pena inflitta o saldato il proprio debito economico con lo Stato, non potrà ottenere un documento valido per l’espatrio.
Attenzione: la multa e l’ammenda a cui si riferisce il legislatore non sono quelle comminate per eventuali illeciti amministrativi (es. violazione del codice della strada), ma esclusivamente le sanzioni penali a cui è stato condannato il cittadino per aver commesso un reato!
Il mancato pagamento delle spese di giustizia o del risarcimento danni alla parte civile, invece, tendenzialmente non sono ostativi ai fini del rilascio del passaporto.
Perché non posso avere il passaporto se ho una condanna penale?
Bisogna precisare che non è la condanna penale in sé a comportare la restrizione, bensì il fatto che quella condanna sia divenuta definitiva e non sia ancora stata espiata. Questo significa che la limitazione non è legata alla gravità del reato commesso o alla pericolosità del soggetto, ma alla necessità dello Stato di rendere agevole ed effettiva l’esecuzione della pena. Infatti, la garanzia in ordine all’effettività delle pene viene ricompresa all’interno del più ampio principio di ordine pubblico, che giustifica l’apposizione di alcune limitazioni alle libertà di cui generalmente godono i cittadini. Bloccando la possibilità di lasciare il Paese, lo Stato si assicura che, prima o poi, i debiti saranno saldati.
I vari tribunali hanno sempre escluso che il diniego del passaporto finalizzato a garantire l’effettività della condanna penale costituisca una violazione dei diritti umani fondamentali (es. Tar Lazio, sentenza n. 8015 del 23 luglio 2014).
Come fare per riavere il passaporto?
Il primo passo è quello di fare chiarezza circa la propria situazione giudiziaria. A tal fine, è sufficiente chiedere una visura del casellario in tribunale; da questo documento sarà possibile capire se ci sono delle condanne pecuniarie rimaste insolute. Successivamente, bisognerà rivolgersi all’Agenzia delle Entrate o all’Ufficio Recupero Crediti del tribunale che ha emesso la condanna per avere un estratto di ruolo dettagliato e capire a quanto ammontano quelle condanne. L’ultimo passaggio, purtroppo, è quello di saldare il debito così ricostruito; solo una volta pagata l’intera sanzione pecuniaria, sarà possibile tornare in Questura (si consiglia con le relative ricevute di pagamento) e ottenere il tanto bramato passaporto.
Cosa fare in caso di difficoltà economica?
In caso di comprovata difficoltà economica sarà possibile richiedere la rateizzazione del pagamento; tuttavia, qualora concessa, bisognerà attendere il pagamento integrale del debito per poter ottenere i documenti (e quindi aver saldato anche l’ultima rata). A seconda dei casi, la rateizzazione andrà chiesta direttamente all’Agenzia delle Entrate, ovvero al magistrato di sorveglianza competente in base al luogo di residenza, allegando la documentazione che dimostra la propria situazione di indigenza economica.
In caso di indigenza assoluta, vi è la possibilità di avanzare richiesta di nulla osta al rilascio del passaporto o della carta di identità valida per l’espatrio. A tal fine, dovranno risultare soddisfatti i seguenti elementi:
- L’assoluta e insuperabile difficoltà economica;
- La necessità oggettiva del passaporto;
- La lieve entità dei precedenti penali.
Conclusioni
Il contatto con la burocrazia e con gli uffici pubblici non sempre è agevole per il cittadino medio. Per questo, può essere utile affidarsi ad un professionista che fornisca supporto nella ricostruzione della propria storia giudiziaria e nella rimozione della condizione ostativa all’espatrio, gestendo personalmente i rapporti con le strutture competenti. Inoltre, affidarsi ad un professionista consente anche di valutare la percorribilità di strade alternative al pagamento della sanzione, quali la prescrizione, l’indulto o la conversione della pena pecuniaria in altra sostitutiva.
Per ulteriori informazioni o per richiedere un incontro conoscitivo gratuito, contattare l’avvocato Menenti (Avvocato Gratuito Patrocinio Roma).
