Reati contro la personaVittime di Revenge Porn: breve estratto di una mia intervista radio su “Avvocati Regione Lazio”

20 Agosto 2024by A. Menenti

Venerdì 9 agosto, ho avuto il piacere di essere ospite nello Studio di “Avvocati Regione Lazio”, un portale regionale che, in collaborazione con il “Corriere della Sera”, approfondisce temi giuridici attraverso l’intervento diretto di tecnici del diritto. Nello spazio a me dedicato, abbiamo trattato il delicato tema del revenge porn; di seguito riporto alcuni degli spunti più interessanti emersi nel corso dell’intervista.

Che cos’è il Revenge Porn

Si tratta di un grave reato, disciplinato dall’articolo 612 ter del codice penale, che consiste nell’illecita diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati e diffusi senza il consenso della vittima. Il consenso, pertanto, assume una posizione centrale: è bene precisare che la mancata autorizzazione riguarda specificatamente la diffusione delle immagini e non necessariamente anche la loro realizzazione, che ben potrebbe essere avvenuta di comune accordo tra le parti.

La diffusione è comunque vietata, quindi sanzionata, indipendentemente dal fatto che i contenuti privati vengano divulgati dallo stesso soggetto che li ha realizzati, ovvero da un terzo.

Qual è la pena prevista

Il legislatore sanziona gli autori di revenge porn con la pena della reclusione da un minimo di un anno a un massimo di sei. Al carcere, si affianca la sanzione pecuniaria della multa che potrà essere quantificata fra i 5.000 e i 15.000 euro. In relazione alle circostanze del caso concreto, sarà poi il giudice assegnatario a valutare la gravità del fatto e il suo disvalore sociale e, conseguentemente, a quantificare la pena da applicare in ciascun episodio delittuoso.

Alcuni elementi, tuttavia, possono determinare un aumento della pena, oltre i parametri base sopra indicati. In particolare, il reato si considera aggravato quando il fatto è commesso dal coniuge, anche divorziato o separato, ovvero da persona comunque legata da relazione affettiva stabile. Infine, la pena potrà essere aumentata da un terzo alla metà se vittima del reato è una persona in stato di inferiorità fisica o psichica.

Quali sono le conseguenze del revenge porn

Numerosi studi hanno dimostrato che questo fenomeno produce degli effetti spesso devastanti sia sulla salute mentale della vittima che a livello sociale. In particolare, sono stati registrati sintomi quali sindrome da stress post-traumatico, ansia e depressione, perdita dell’autostima e della sicurezza in sé stesse. Nei casi più gravi, gli effetti sulla psiche possono manifestarsi anche nelle forme di rabbia, senso di colpa, paranoia, sino ad arrivare ad istinti suicidi.

Spesso, la vergogna per quanto accaduto, il peso del giudizio o l’assenza di supporto, possono portare al deterioramento delle relazioni personali, conducendo inesorabilmente queste vittime verso l’isolamento totale: l’umiliazione e il senso di impotenza portano la vittima a ritenersi responsabile dell’abuso subito.

Peraltro, la stessa scelta del termine “revenge porn” genera sul punto un grave equivoco semantico: usare un’espressione che, tradotta in italiano, significa “vendetta pornografica” porta a perdere di vista la condizione di vittima di chi subisce questi abusi, quasi volendo alludere ad una provocazione che possa aver innescato una reazione vendicativa. Per questo, di recente, si preferisce parlare di “Non Consensual Pornography” anziché di revenge porn.

Quali sono le forme di tutela

Una prima forma di tutela è sicuramente quella di denunciare il fatto alle autorità. Sul punto, deve ricordarsi che il revenge porn non è un reato procedibile d’ufficio, salvo che nelle forme aggravate. Pertanto, è necessario l’impulso della denuncia-querela da parte della vittima perché si possa avviare il processo penale. il termine per denunciare è di sei mesi dal fatto.

Sul punto, si consiglia di rivolgersi ad un professionista specializzato in materia, il quale saprà senz’altro garantire un approccio adeguato alla vittima e alla sua esigenza di tutela.

Altra attività da svolgere tempestivamente è quella di segnalare la diffusione illecita sulle piattaforme web coinvolte.

Inoltre, dal 2021, è attivo un ulteriore sistema di segnalazione direttamente all’Autorità Garante della Privacy che si attiverà nelle 48 ore successive per contenere la diffusione dei contenuti vietati ed attivarne la rimozione dal web.

Il mio consiglio

Per proteggersi da queste forme di abuso, la prima strada da percorrere è quella della prevenzione! Per quanto, al giorno d’oggi, mi rendo conto che sia molto difficile evitare di avere contatti in rete, si può però prestare particolare attenzione ai contenuti che si condividono.

Nel caso di famiglie con minori, è molto importante educare i figli all’utilizzo di internet e degli strumenti social, spiegando anche quelli che sono i rischi a cui si può andare incontro.

Quando purtroppo la prevenzione non è stata sufficiente, il mio consiglio è quello di attivarsi tempestivamente per segnalare e denunciare l’accaduto: prima viene attivato il meccanismo di tutela, prima e meglio si riuscirà a contenere la portata del fenomeno! È molto importante, in questi casi, rivolgersi a dei professionisti adeguatamente formati e sensibilizzati sul tema, che sappiano approcciare correttamente con le vittime di abusi. Per questo, quando si verificano fenomeni tanto gravi e delicati, il consiglio è quello di rivolgersi sin dal momento della redazione della querela ad un legale di fiducia, che possa poi accompagnare il proprio assistito in tutti i passi successivi, spesso particolarmente difficili e dolorosi. In alcuni casi, è altamente consigliato accompagnare il supporto legale con quello psicologico.

Per ulteriori informazioni o per richiedere un incontro conoscitivo gratuito, contattare l’avvocato Menenti (Avvocato Penalista Roma).

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